Quando uscì Hanno Ucciso l’Uomo Ragno avevo otto anni. Ho un ricordo limpido di me stesso ottenne, in vacanza in Calabria, che scrivo il testo della title-track su un quadernone nella cucina di mia zia e lo imparo a memoria. Orecchiabile, un po’ strana e ammiravo la tristezza della rima perché/caffè. Il senso della canzone non lo capivo, pensavo ci fosse di mezzo qualche metaforona che mi sfuggiva. A chiunque chiedevo, mi veniva risposto “Ma no, è solo una cosa così, una stupidata” e io pensavo che non mi volessero dire cosa significava davvero perché ero un poppante che certe cose è meglio che non le sa. Avevo il sentore che gli 883 avessero scoperchiato qualcosa, che fossero stati i primi a dire qualcosa che avrei comunque capito soltanto da adolescente, da solo. Mio cugino grande che mi sentiva mentre la canticchiavo, ridendo di me e di Pezzali. Col tempo lui non sarebbe andato oltre i dischi di Phil Collins, mentre io andavo in giro a racimolare con immane fatica cassettine dei Sonic Youth.
Ricordo che nell’estate del ’92 Hanno Ucciso l’Uomo Ragno era una canzone trasmessa ovunque, la cantavano tutti sorridendo, tranquilli, con onestà. Ricordo anche che l’anno dopo uscì E’ vivo l’Uomo Ragno di non so quale gruppo e la cosa mi sembrava simpatica, mi faceva piacere per gli 883 e pensavo che avessero fatto il botto, dato che qualcuno componeva una canzone basata sulla loro. La cosa mi è sembrata simpatica fino al secondo ascolto, poi nulla. Eppure non l’ho dimenticata.
Ho sempre apprezzato il Max Pezzali delle origini per la genuinità che trasudava da ogni poro, lo vedevo come un bravo ragazzo come tanti, di quelli che potevi avere nella tua compagnia e che magari ci pazzeggiavi anche se lo trovavi un po’ antipatico. Un bravo ragazzo, comunque. Lo è tuttora, per me. Alle medie tutti ascoltavano La Dura Legge del Gol, io con sommo ritardo comprai l’audiocassetta de Gli Anni l’anno dopo. Mio cugino grande continuava a ridere di me e col tempo inizia a capire perché. Poi ho capito che gli 883 facevano solo il loro mestiere e io ero un fresco adolescente senza mete e obiettivi, quindi non c’era nulla di male. Erano pur sempre gli anni ’90, certe cose erano ancora semplici e non incasinatissime.
(M4)